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Modica

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Dal III secolo A.C. è documentata l'esistenza di Motyka, città ribelle a Roma, poi da questa conquistata.  Nell'844 viene conquistata dagli Arabi che ne fanno un centro fiorente per l'agricoltura e il commercio. Durante la dominazione normanna viene investita del titolo di città regia e con gli Aragonesi divenne capitale di contea, accrescendo la sua importanza anche per la sua posizione strategica.

Nel 1693 Modica viene distrutta dal terremoto ed è ricostruita nello stesso sito partendo dall'asse viario di viale Regina Margherita, nella città alta, e da corso Umberto nella città bassa, dove la nobiltà agricola comincia a costruire i suoi palazzi barocchi.

La visita di Modica si compie partendo da largo Mercè dove è la chiesa di S. Maria delle Grazie, del 1615, e il convento dei padri Mercedari, dove si trovano sia la Biblioteca comunale sia il Museo Civico. Percorrendo Corso Umberto I, nella città bassa, si notino gli interessanti edifici barocchi che si susseguono, e si ammiri, in Piazza Matteotti, la chiesa del Carmine con il suo portale e rosone chiaromontano, uno dei pochi superstiti esempi di costruzioni precedenti al terremoto del 1693.

Si continua sino alla Piazza del Municipio, dominata dalla imponente rupe del castello che possiede una torre dell'Orologio, dove si trovano il palazzo del Municipio posto nella sede dell'ex convento dei Domenicani e accanto la chiesa di S. Domenico del 1678.

Il viale Regina Margherita è l'arteria principale della città alta, dove nei pressi del belvedere Pizzo, da cui si gode un bellissimo panorama della città, si erge maestosa la chiesa Madre di S. Giorgio, edificata nel XII secolo, distrutta dal terremoto del 1613, ricostruita per volontà del conte Alfonso Henriquez Cabrera nel 1643 nel sito precedente, e di nuovo rovinata dal terremoto del 1693. Con il contributo dei devoti, del Senato modicano e del re di Spagna Filippo V venne riaperta al culto con grandi festeggiamenti nel 1738.

Ha un interno a cinque navate molto ricco di opere di pregevole fattura, con molti dipinti attribuiti a Bernardino Niger del 1573.


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