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Musei

Il Museo Archeologico
Via Lungomare Schisò tel/fax 0942 51001 Orario di visita: 9.00 sino ad un'ora prima del tramonto

Situato quasi all'estremità della penisola di Schisò, addossato ai resti del piccolo fortilizio del XVII-XVIII sec., il Museo Archeologico di Naxos raccoglie principalmente reperti archeologici rinvenuti nelle recenti campagne di scavo condotte nell'area dell'antica colonia.
Al piano terra sono in esposizione materiali di età preistorica che documentano la frequentazione dell'antico sito urbano a partire dal neolitico. Vasi e frammenti corinzi tardo-geometrici (fine dell' VIII secolo a.C.) accanto a numerosi altri di fabbricazione e di imitazione euboica documenntano l'alta antichità della colonia e le sue origini.
Al secondo piano sono illustrate le fasi di vita della città a partire dal VII sino a tutto il V secolo a.C.. Appaiono qui in esposizione vasi, ma anche arule e statuette, oggetti legati tutti alla cultura materiale così come strumenti di uso corrente quali lucerne e pesi da telaio.
Statuette raffiguranti una dea in trono, protomi femminili insieme con altri ex-voto e con esemplari di antefisse a maschera silenica e con lastre policrome di rivestimento architettonico attestano il fiorire di santuari e aree cultuali nel corso del VI secolo a.C.. Agli oggetti appartenenti a corredi funerari da tombe sia di età arcaica che classica ed ellenistica sono dedicate alcune vetrine al piano inferiore e superiore. Oggetti infine attribuibili ad età romana e bizantina testimoniano il sopravvivere dell’abitato sino alle soglie del medioevo.
L'arula Heidelberg Naxos L'arula con sfingi affrontate ai lati di un motivo vegetale è un esempio notevole delle produzioni delle officine nassie attive nel VI secolo a.C.. Ancor più interessante è la storia della sua ricomposizione: il frammento maggiore viene comprato a Naxos ed ivi conservato; l'altro è acquistato nel 1904 da un famoso archeologo tedesco, Friederich Von Duhn, ed era custodito presso il Museo dell'Università di Heidelberg. Nel 1985, Paola Pelagatti scopre che i due frammenti appartengono ad una stessa àrula, ma solo nel 1997, il frammento di Heidelberg viene ceduto al Museo di Naxos, permettendo la ricomposizione dell'àrula.
 
Il Parco Archeologico:
Le sue origini risalgono così indietro nel tempo da coincidere con la nascita della civiltà urbana in Occidente. Prima colonia greca di Sicilia, viene fondata intorno al 734 a.C. dai Calcidesi d'Eubea ai quali si unirono, come sembra ormai certo, i Nassi dalla grande isola dell'Egeo. La città prospera in periodo arcaico e quindi, nei primi decenni del V secolo a.C., viene da Ierone dorizzata e riedificata secondo un piano rigidamente regolare. Nel 403 a.C. è distrutta da Dioniso I di Siracusa che ne atterra le mura, riduce in schiavitù la popolazione e consegna il territorio della città alle vicine popolazioni sicule, intendendo così punirla per essersi schierata con gli Ateniesi nel conflitto contro Siracusa. Dopo tale evento Naxos non tornò più ad avere il rango e il ruolo di città, pur rimanendo il suo porto attivo per tutta l'antichità. La vita urbana si sposta a Taormina, che viene fondata nel 358 a.C. da Andromaco, padre dello storico Timeo, il quale ivi accoglie gli esuli di Naxos.
La vicenda della città si conclude dunque nell'arco di poco più di tre secoli. Tale circostanza, che trova conferma nell'evidenza archeologica, fa di Naxos un osservatorio privilegiato per lo studio della più antica urbanistica delle città greche d'Occidente.
L'antico abitato di Naxos occupa la piattaforma lavica della penisoletta di Schisò e i terreni subito a nord di questa, per una superficie complessiva di 40 ettari. E' delimitata a sud-est dal torrente Santa Venera e a nord-est dalla baia. Questa vasta insenatura, compresa tra Capo Taormina e Capo Schisò, fu scalo naturale per le navi sospinte dalle correnti da Capo Spartivento o da Capo dell'Armi in Calabria: le prime navi greche seguirono questa rotta, che in linea d'aria non supera i 40 chilometri. E a questo proposito Eforo racconta che la nave di Teocle, ecista della colonia di Naxos, sarebbe stata trascinata in Sicilia dai venti.
 
La Città Arcaica (SEC. VII-VI A.C.):
L e evidenze archeologiche lasciano pensare che il primo stanziamento della fine dell'VIlI sec. a.C. occupasse una superficie ridotta, non superiore ai dieci ettari: si tratta dei terreni della penisola contornanti la baia ove sono state scoperte tracce e resti consistenti databili alla fine dell’ VIII sec. a. C.. N el corso del VII secolo, l'abitato, via via, si configura come citta. L'impianto, poi obliterato da quello rigidamente regolare del V secolo, è caratterizzato dalla coesistenza di diversi orientamenti, come suggeriscono i resti dei tracciati stradali scoperti. Tra questi appaiono importanti le arterie con orientamento N-S: più larghe delle altre, assicuravano il collegamento tra la costa e l'entroterra. E difici sacri o sacelli sono in luce all'interno del tessuto urbano di età arcaica. Costruzioni molto semplici, a pianta rettangolare e privi del colonnato esterno, guadagnavano splendore e risalto dal rivestimento policromo del bordo ligneo del tetto e dalla decorazione frontonale. Risalente agli ultimi decenni del VII sec. a.C. è l'impianto dell'area sacra presso le foci del Torrente S. Venera, uno dei maggiori santuari della città. A ssai rilevante, ancorché raro, è il paramento del muro meridionale del témenos: i blocchi lavici del paramento esterno sono lisciati in superficie e arrotondati ai margini, cosicché le linee di giuntura tra i blocchi risultano curve. Le origini di tale tecnica sono rintracciabili nella Grecia dell'Est, ove si concentra il maggior numero di esempi.
E' viceversa assai poco attestata nelle colonie d'Occidente e mai in un periodo così antico come a Naxos. Naxos è uno dei siti della costa orientale della Sicilia che ha restituito il maggior numero di fornaci per la cottura dei manufatti in terracotta dal periodo arcaico a quello tardo romano e bizantino e fino ai nostri giorni. La materia prima era fornita dalle colline argillose retrostanti la baia. Questi impianti artigianali in larga parte erano collocati all'esterno della città. Vi sono tuttavia fornaci, e tra le più antiche, anche all'interno dell'area urbana. A ltra opera imponente è costituita dalle mura di fortificazione, costruite con enormi blocchi lavici appena sbozzati, forse in concomitanza con l'attacco di Ippocrate, alla fine del VI sec. a.C., ed il cui circuito è stato quasi interamente individuato; a doppio paramento, raggiungono lo spessore di 4,60 m e sono interrotte da quattro porte aperte in corrispondenza dello sbocco di strade urbane. Le prime coniazioni di monete d'argento della zecca di Naxos risalgono alla fine del VI sec. a. C. e costituiscono il segno tangibile di una società ormai ricca, evoluta, e dalla struttura complessa. Tra le più antiche della Sicilia, sono caratterizzate sul dritto dalla testa di Dioniso e sul rovescio da un grappolo d'uva.
 
La Città Del V Secolo:
Le esplorazioni archeologiche scoprono e distinguono un secondo impianto urbano improntato ad una rigorosa divisione geometrica dello spazio. Tre assi viari attraversano la città in senso est-ovest che, scanditi ad intervalli regolari da una serie di incroci con arterie nord-sud, determinano nella zona centrale isolati molto allungati di forma rettangolare. Basi quadrangolari di dimensioni identiche si ripetono ad ogni incrocio mantenendo sempre la stessa posizione ed assolvendo forse alla funzione di altare. I n età classica la zecca di Naxos conia monete d'argento di eccellente livello artistico. Raffigurano sul dritto ancora la testa di Dioniso, mentre sul rovescio un Sileno acconciato sostituisce il grappolo d'uva.


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