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Riserva naturale orientata Monte Pellegrino

montagna, natura,

Il massiccio montuoso del Monte Pellegrino, che si protende sul mare Tirreno, ha i ripidi fianchi segnati da grotte e fratture millenarie. I viaggiatori del passato, primo fra tutti Goethe, lo definirono “il promontorio più bello del mondo”, anche perché vi riscontrarono quei magici contrasti, maestosità e dolcezza, che erano tanto amati nel Settecento e nell'età del Romanticismo.

Sul fianco nord-orientale del Monte Pellegrino si aprono alcune cavità, abitate nel Paleolitico e nel Mesolitico, la cui importanza è dovuta, al di là dei ritrovamenti d’ossa e strumenti utilizzati per la caccia, alla presenza di uno straordinario complesso di incisioni rupestri che ornano le pareti e che costituiscono un caso unico nel panorama dell’arte rupestre preistorica.

In una delle grotte si trova un vasto e ricco complesso d’incisioni, databili fra l'Epigravettiano finale e il Mesolitico, raffiguranti uomini ed animali. In mezzo ad una moltitudine di bovidi, cavalli selvatici e cervi, viene rappresentata una scena dominata dalla presenza di figure umane: un gruppo di personaggi, disposti in circolo, circonda due figure centrali con il capo coperto ed il corpo fortemente inarcato all’indietro. È proprio sull’identità di questi due personaggi e sul significato della loro posizione all’interno del gruppo che sono state avanzate le ipotesi più contrastanti. Secondo alcuni studiosi si potrebbe trattare di acrobati colti nell’atto d’effettuare giochi che richiedono una particolare abilità.
Secondo altri è stata descritta la scena di un rito, che prevedeva il sacrificio di due persone guidato da uno “sciamano”.

Per suffragare quest’interpretazione è stata messa in evidenza la presenza, intorno al collo e ai fianchi dei personaggi, di corde che costringono il corpo ad un innaturale e doloroso inarcamento. Si tratta forse di un rito che prevede l’autostrangolamento, cosa che peraltro è attestata in altre culture. Se si volesse seguire questa spiegazione, si dovranno leggere le due figure mascherate, che circondano i due personaggi sacrificati, come sciamani che assistono ad una cerimonia d’iniziazione. Le incisioni dell’Addaura rappresentano un ciclo figurativo del massimo interesse per l'inconsueta attenzione dedicata alla rappresentazione scenografica dell'ambiente, un caso limite in tutta l’arte paleolitica. Il trattamento della figura umana, pur nell'ambito di una corrente stilistica presente nel bacino del mediterraneo (in particolare a Levanzo) e nella provincia franco Cantabrica e pur impiegando le stesse tecniche, è nella grotta dell'Addaura qualcosa di assolutamente nuovo per moduli stilistici e per spirito rispetto agli altri ritrovamenti.


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